editoriali

Cara amica, ti scrivo dalla Biennale Danza

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foto castorp

Cara Amica,
ti scrivo dalla Biennale Danza 2016 di Virgilio Sieni, un laboratorio nella città prima che un festival.

In questo labirinto di acque e vicoli che è Venezia, città liquida come dicono essere la nostra società, ricoperta di mattoni, pietre, cementi che ne falsano la percezione, volevo raggiungere l’antica cattedrale di San Pietro, disegnata dal Palladio, in fondo a Castello. Sono uscito dall’entrata principale dell’Arsenale, quella che dà accesso alla Biennale Architettura, ho percorso Calle de la Tana passando sull’altro isolotto, la larga, ottocentesca via Garibaldi, poi mi sono inoltrato tra sotoporteghi, rughe, salizade, ossia vecchi canali selciati, rii terà, rami d’acqua interrati, per strade che sembrano morire contro muri e all’improvviso svoltano a gomito, per ampie passeggiate che finiscono nell’acqua. Ho girato a lungo, correndo il rischio di perdermi a ogni cantone, per scoprire che oltre un ponte, il ponte dei pensieri, ero di nuovo davanti all’Arsenale, non distante da dove ero partito venti minuti e tanti gemiti volanti di gabbiani prima.
Venezia è così. Devi vederla a rovescio, alla fine, quando arrivi in un punto che ne sembra fuori, dopo esserti perso in vicoli simili a circonvoluzioni cerebrali e non sai più« se insegui uno scopo o fuggi da te stesso, se sei il cacciatore o la sua preda» (Brodskij). Quando i piedi ti fanno male e le gambe ti sembrano ormai totalmente irrigidite o intorpidite, arriva la rivelazione e i passi persi illuminano una mappa che sembra deriderti per la sua semplicità. Devi smarrirti, per capire.

ph Davis

ph Davis

Caro Amico,
se verrai alla Biennale Danza forse scoprirai un festival molto simile alla città che lo ospita, in dialogo continuo con i suoi luoghi strani, segreti e esibiti agli sguardi del mondo globale, ammuffiti e dorati.
Se vedi soltanto corpi in movimento, figurazioni di bellezza puoi perderti, nel modo fascinoso in cui il teatro fa smarrire per ritrovarsi, ma anche proprio nel senso di disperderti e non raccapezzarti. Devi interrogare, cercare fili, connettere, guardare da un’altra prospettiva, rovesciare e rovesciarti, spostarti forse più vicino forse più lontano da te stesso, Teseo e Minotauro, per ritrovare all’interno il senso di ciò che ti sta davanti, il senso del cammino.
Vedrai allora la fatica del College, che crea mettendo insieme per un tempo limitato, in spazi distesi in tutta Venezia, i coreografi, ognuno con vari giovani allievi che prima non conosceva. Scoprirai le creazioni degli artisti ospiti, nate altrove, che però aggiungono ognuna un tassello al disegno del festival, polittico unitario, dichiarazione di utopia, affermazione che i corpi devono ritrovarsi e per farlo devono riscoprire i corpi degli altri, in una comunità che ha per territorio la città trasformata in polis.
E vedrai come la Biennale Danza dialoga negli spazi dell’Arsenale e in quelli di Venezia con una Biennale Architettura che cerca di interrogarsi sui sensi e le pratiche dell’abitare oggi, di misurare l’ambiente costruito, privato e pubblico, con le esigenze degli esseri umani.

Biennale Danza Venezia Hugonnet ph Trombetti

Ph Francesco Trombetti

Cara Amica, caro Amico,
proveremo a raccontare tutto ciò in questo blog, dialogando con una danza concentrata sulle articolazioni, su pieni e vuoti dei corpi, su energia e forza e su fragilità e cedimenti, sul virtuosismo e sul gesto quotidiano. Una rassegna che si apre alla città per leggerla diversamente; per utopicamente, artisticamente, reinventarla.
Lo faremo per due settimane entrando nei laboratori del College, ascoltando danzatori e amatori, giovani e più anziani, intervistando gli artisti, i maestri e i giovani emergenti, descrivendo, ricreando gli spettacoli, registrando le reazioni e i pensieri degli spettatori.
Lo faremo con parole, ma anche con video, foto, registrazioni, invenzioni su questo blog e sui social network. Proveremo a creare una piazza, un’agorà virtuale di quella polis temporanea e utopica che Virgilio Sieni e i suoi collaboratori e ospiti vanno a disegnare.
Vi chiediamo di aiutarci, di leggerci, di partecipare.

Massimo Marino

PS: I materiali che troverete sulle pagine di La danza nella città 2016 sono elaborati in un laboratorio guidato da Massimo Marino, da Lorenzo Donati e da Michelle Davis (per la parte visiva). Vi partecipano Giorgia Ceccato, Gaia Clotilde Chernetich,Francesco Foschini, Isabella Ghiddi, Silvia Polacco, Laura Sciortino, Marta Vettorello, Giulia Zanichelli, i fotografi/videomaker Francesco Trombetti e Haijiao Wang

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