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Tentativi di evasione da sé. Recensione di Kudoku di Ninarello/Kinzelman

ph Trombetti

ph Trombetti

Cosa succede quando chiudiamo gli occhi mentre ascoltiamo la musica? Si attiva l’amigdala, la parte di cervello che contiene la memoria emozionale. Daniele Ninarello e Dan Kinzelman, autori e interpreti di Kudoku, ricreano una situazione di questo tipo per “prepararci” all’esplorazione di un territorio: lo spazio fisico.

Ogni fessura, ogni spiraglio di luce è stato serrato, sigillato nelle sale Apollinee del teatro la Fenice: l’inizio è una totale immersione nel buio, si ascolta solo il sax del compositore statunitense. Lo spettacolo, presentato in prima assoluta alla Biennale Danza di Venezia (prodotto da Codeduomo e da Novara Jazz con la cura di Enrico Bettinello, e con il sostegno di CSC Centro per la Scena Contemporenea di Bassano del Grapp, Fondazione Piemonte dal Vivo, Fabbrica Europa e grazie alla residenza di Caos Terni sostenuta da Indisciplinarte e Demetra) è un climax di sensi che partono dall’interno e provano a evadere fuori. Le emozioni sono tutte contenute nell’involucro-corpo, uno spazio che però è troppo stretto. Si avverte il bisogno di dare una forma a quell’inquietudine interiore che rende l’uomo insicuro. I gesti si caricano di instabilità, dell’insicurezza dalla quale non si riesce a sottrarsi, di tentativi.
Su un sound d’aggregazione polistrumentale che parte da una loop station, Kinzelman mischia clarinetto, flauti, sassofono e voce per ricreare questa schizofrenica evasione cui la pelle, le ossa, la massa tutta pone resistenza. I ritmi della musica cambiano sempre e con loro anche la composizione istantanea di Ninarello.
Questi continui esperimenti fisici non consumano il corpo ma al contrario lo stimolano alla ricerca di nuove soluzioni per cui anche la bocca e gli occhi partecipano all’azione coreografica. Ma solo l’abbandono alle sensazioni permette di raggiungere una tregua tra dentro e fuori, tra sostanza e forma, essenza e materia. Non la resa dunque, ma la presa di coscienza conduce al karma. La danza e la musica raggiungono così uno stato di trance.
Una complicità fatta di reciproche relazioni quella di questo duo d’interpreti che per la prima volta si ritrova a lavorare insieme.

Laura Sciortino

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