approfondimenti

Essere critici nel XXI secolo. Sanjoy Roy

Sanjoy Roy è un critico di danza per il quotidiano britannico “The Guardian” e per altre riviste internazionali. Oltre agli articoli pubblicati sui quotidiani, il suo sito internet personale www.sanjoyroy.net è una fucina di informazioni che contiene anche l’archivio dei suoi articoli pubblicati dal 1994 in poi. Dal balletto alla danza contemporanea passando attraverso le danze che esprimono l’interculturalità del mondo attuale, Sanjoy Roy riesce a entrare nel dettaglio del senso del movimento e della coreografia senza mai trascurare lo stile della scrittura.

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Noi de “La danza nella città” abbiamo avuto l’occasione di incontrarlo a Biennale Danza 2016 e di averlo con noi in redazione per qualche ora.

L’esperienza di Roy come critico nasce da un passato da editor presso una casa editrice inglese di danza, Dance Books. In seguito, la sua esperienza presso il “Guardian” inizia in maniera molto semplice e forse anche un po’ fantascientifica per noi che viviamo in Italia se proviamo a immaginare una circostanza di questo tipo: un giorno del 2002 Sanjoy Roy riceve una telefonata dalla caporedattrice danza che lo invita a scrivere per il giornale.

Oggi, Sanjoy Roy è in grado di trasmettere alle nuove generazioni di dance writers un suo modello di approccio alla scrittura di danza e – naturalmente – alcuni trucchi del mestiere. Secondo lui, la critica di danza sotto forma di articolo giornalistico non segue mai regole stabilite a priori, ma è frutto di una costante ricerca del tipo learning by doing.
Il modello che Roy propone parte da una schematizzazione di base degli elementi che interagiscono nello spettacolo dal vivo: il coreografo, la performance (dentro la quale agiscono diversi elementi, luci, i costumi, il set…) e il pubblico.
Nel momento della scrittura dell’articolo, ci si confronta con il rovesciamento del punto di vista di osservazione di questo modello: lo sguardo del critico diventa non più “recettore” dell’opera, ma “emittente” a sua volta di un messaggio che è frutto di un’esperienza scenica e dell’osservazione dei media che interagiscono nell’opera stessa. Seguendo questo percorso, il nuovo pubblico della danza non è quello seduto in platea, ma il lettore al quale il critico di teatro si rivolge.

Particolare attenzione è da porre alla struttura linguistica – sostiene Sanjoy Roy – in particolare l’uso dei verbi che, specialmente nella lingua inglese, sono gli elementi della frase che permettono di giocare con il maggior numero di sfumature.
Senza dimenticare il proprio background, quell’insieme di conoscenza e esperienza che il termine inglese esprime così bene, chi scrive deve soprattutto aprire il proprio corpo alla percezione dello spettacolo per lasciarsi attraversare da quanti più stimoli possibili. In seguito, la messa in parole sotto forma di testo, seppure non potrà mai rendergli completa giustizia, è una prova di osservazione, stile e comunicazione che deve procurare piacere, divertimento, passione all’autore.

Gaia Clotilde Chernetich

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