editoriali

Caro Goethe

VENEZIA,
26 giugno 2016

Caro Goethe,

il primo pomeriggio del 9 giugno 2016, alle 14 secondo il mio orologio, sono arrivata alla Stazione Santa Lucia. Venezia, la città che tu chiami «di isole, repubblica di castori», a causa della popolazione che vive sempre connessa per la conformazione stessa del luogo, è ormai da 10 anni sede della Biennale Danza. Quest’anno si riconferma come direttore artistico Virgilio Sieni di cui seguo i lavori anche a Cango a Firenze.

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Prima di parlarti nei dettagli della Biennale però non posso trattenermi dal raccontarti le mie impressioni su questa città così particolare e unica nel suo genere. Oltre a piedi e gambe l’unico mezzo di trasporto per muoversi è il vaporetto, dal quale gli occhi si riempiono di immagini di canali, palazzi antichi e ricchi di storia che rievocano tempi lontani.

DSC_5227Sono partita per un’avventura, in effetti è la prima volta che viaggio da sola e questo non mi dispiace affatto, anzi è un’occasione per mettermi alla prova. Sono uscita solo con l’ombrello con l’intenzione di perdermi per le infinite vie tortuose della città, immersa nell’umidità e nella malinconia. Le strade strette che si possono misurare distendendo le braccia sono solo in parte affollate da turisti, in quelle semideserte è come se ti vedessi svoltare l’angolo, come se ti seguissi e sempre mi sfuggissi.
Sono convinta che il modo migliore per scoprire una città sia quella di girarla a piedi, seguendo l’istinto, anche perdendosi e come dici tu «senz’altra guida che l’orizzonte».

Il camminare poi è un’azione che ipnotizza, le gambe vanno da sole e intanto la mente vaga stimolata dalla vista dei luoghi e dal rumore stesso dei passi. Ogni tanto è bello potersi prendere una giornata per sé, non avere niente da fare se non passeggiare come un flâneur, prestando attenzione a ciò che ti circonda e venendo distratto sempre da nuovi scorci e panorami. Questa tranquillità è di breve durata per chi, come me, fa parte della redazione del social blog La danza nella città: sono più che sicura che ti sarebbe piaciuto partecipare a questo tour de force nella danza con spettacoli, lezioni, prove, interviste, foto, incontri con diverse personalità. Il nostro ufficio è in Arsenale – da qui ti scrivo – dove hanno sede anche molti spettacoli, ma la particolarità della Biennale di Sieni è che è il più possibile immersa nella città. La settimana di pioggia è ormai lontana e ha lasciato spazio a caldo e zanzare mentre noi ci spostiamo in teatri, campi, conservatorio e palazzi; tutta Venezia è letteralmente invasa da coreografi e danzatori che presentano i loro lavori. Per assistervi si deve spesso attraversare Piazza San Marco e ogni volta ti immagino mentre sali sul campanile e arrivi in cima, sei lì ad ammirare «uno spettacolo unico», come tuo solito alla ricerca del punto più alto del luogo che stai visitando.
Sei stato a Venezia dal 28 settembre al 14 ottobre del 1786, all’incirca la stessa durata del mio soggiorno che sta volgendo al termine anche se con 230 anni di differenza. Mi piace pensarti come mia guida di questo soggiorno veneziano, con le parole del tuo diario nei miei pensieri.

 

Isabella Ghiddi

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